inventare la
musica
inventare la
musica
domenica 11 gennaio | ore 21 | Teatro Bibiena
SI E' SPENTA COME UNA CANDELA
testo di GUIDO BARBIERI
musiche W.A. MOZART - GABRIO TAGLIETTI
IAIA FORTE voce narrante
LEONARDO ZUNICA - STEFANO GIAVAZZI
duo pianistico
[biglietti] evento sponsorizzato da TEA ENERGIA
In un freddo 10 gennaio del 1770, il tredicenne Wolfgang approdava, con il padre, a Mantova, in una tappa di nove giorni del suo primo viaggio in Italia. Com’è noto il 16 di quello stesso mese il prodigio austriaco si esibì presso il Teatro Bibiena, inaugurato circa un mese prima.
Per ricordare il soggiorno di Mozart nel capoluogo mantovano, Mantovamusica presenta una nuova drammaturgia di Guido Barbieri con musiche originali di Gabrio Taglietti che dialogano con alcune opere per pianoforte a quattro mani del genio salisburghese, eseguite da Leonardo Zunica e Stefano Giavazzi.
“Si è spenta come una candela” è uno spettacolo che offre una nuova angolazione di lettura al femminile nella biografia mozartiana, un toccante racconto musicale che vede protagonista Iaia Forte nei panni di Anna Maria Walpurga Pertl, la madre del compositore, scomparsa a Parigi nel 1778, durante il celebre e sfortunato viaggio francese di Mozart.
sabato 21 marzo | ore 18.30 | Palazzo TE
FRANKENSTEIN READING SESSION
con FILIPPO ANDREATTA
OHT OFFICE FOR HUMAN THEATHER
in collaborazioine con
ORTI MANTOVANI
COOPERATIVA LIBRAI MANTOVANI
ingresso gratuito
Nel cuore del romanzo scritto da Mary W. Shelley nel 1818, l’incontro tra Frankenstein e la sua creatura dà vita a pagine che sembrano lontane dai tratti più conosciuti. Sul Monte Bianco, davanti ad un piccolo fuoco la creatura si espone, prende parola e racconta del lungo apprendimento del linguaggio, del mondo, di sé stesso; in questa narrazione sono la voce con la sua unicità e la parola nella sua dimensione relazionale a svelare aspetti del testo spesso trascurati nelle tante trasposizioni. Una reading session, quella proposta da OHT, una lettura collettiva ad alta voce che attiva il libro nella sua possibilità di incontro e genera, attorno ad un fuoco, uno spazio informale in cui condividere parti del testo spesso escluse dall’immaginario comune e seguire le tracce della ricerca artistica sul paesaggio alpino, artico ed equatoriale di OHT.
Filippo Andreatta (Rovereto, 1981) è un’artista e curatore. Fonda l’Office for a Human Theatre con cui realizza alcuni lavori che scardinano la gerarchia della visione e dell’ascolto. Realizza spettacoli, performance e installazioni in contesti urbani e non. Raggiunge il 79° parallelo nord nell’arcipelago di Svalbard per leggere Frankenstein attorno a un fuoco, crea Little Fun Palace, una roulotte parassitaria che ha viaggiato in Europa e Nord America, cura il programma feminist futures per Centrale Fies e fonda la Nomadic School che si muove fra montagne, paludi e altre aree rurali contaminando l’arte con le scienze naturali e sociali.
OHT [Office for a Human Theatre]
Fondato nel 2008 OHT [Office for a Human Theatre] è lo studio di ricerca di Filippo Andreatta, artista e curatore il cui lavoro si occupa di paesaggio e politica personale sottilmente affrontata nello spazio pubblico e privato. OHT ha collaborato a livello nazionale e internazionale con, tra gli altri, Schinkel Pavillion Berlin (DE), Teatro della Biennale di Venezia, La Serre Arts Vivants (CA), Pinacoteca Agnelli, il programma di residenza Arctic Circle (NO), Josef and Anni Albers foundation (USA), Fondazione i Teatri Reggio Emilia, Short Theatre festival Roma, FAR Nyon festival (CH), Romaeuropa festival, Triennale Teatro Milano, Whitechapel Gallery Londra (UK), MAXXI museo delle arti del XXI secolo Roma. Centrale Fies è stata spesso partner sia di produzioni che di debutti. Infine, OHT ha partecipato ad alcune pubblicazioni come loc. Fies 1 / Little Fun Palace edito da bruno, the Journal of Architecture: Volume 24: Number 8 pubblicato da Routledge e due cataloghi del museo MAXXI di Roma, solo per citarne alcuni.
domenica 29 marzo | ore 17 | Palazzo Valentini
C'ERANO UNA VOLTA LE STAGIONI
ALESSANDRO VANOLI storico e scrittore
LEONARDO ZUNICA pianoforte
musiche di P.I. Tchaikowsky
in collaborazioine con
ORTI MANTOVANI
COOPERATIVA LIBRAI MANTOVANI
È una storia infinitamente antica quella del nostro rapporto con le stagioni, con la ciclicità del mondo. Una storia che è fatta di cultura e di adattamenti, ma anche di profonde radici che ci legano alla natura. E’ una storia che si declina anche musicalmente, da Vivaldi ai giorni nostri, segnati come sono da un drammatico dibattito climatico globale.
Tra il dicembre 1875 e il maggio 1876, appena terminato il primo Concerto per pianoforte e orchestra e in procinto di terminare il "Lago dei Cigni", P. I. Tchaikowsky compose una serie di 12 brani per pianoforte, ognuno ispirato ad un mese dell’anno. Pubblicate mensilmente sulla rivista pietroburghese Nouvellist, "Le stagioni" scaturiscono dal contatto diretto di una natura che ancora mostra i suoi lati più sublimi e fantastici e che scandisce i ritmi della vita quotidiana.
Alessandro Vanoli, storico, scrittore e divulgatore, è esperto di storia mediterranea. Ha insegnato all’Università di Bologna e per un breve periodo all’Università Statale di Milano, occupandosi di storia del Mediterraneo e della presenza islamica in Spagna e Sicilia. Da anni si occupa anche di comunicazione e divulgazione con progetti teatrali e attività didattiche legate alla conoscenza del mondo islamico e alla promozione della storia. Collabora con la RAI e con il “Corriere della Sera”. Per Laterza è autore di Storia del Mediterraneo in 20 oggetti (con Amedeo Feniello, 2018), Storia del mare (2022) e L’invenzione dell’Occidente (2024). Per Il Mulino ha pubblicato una serie di quattro volumi dedicati alle stagioni.
Leonardo Zunica, pianista, lavora da più di un ventennio nell’ambito della musica, indagandone i rapporti con le arti e la cultura. Ha collaborato con scrittori, artisti e attori, tra cui Iaia Forte, Quirino Principe, Tiziano Fratus, Giulio Busi, Alessandro Vanoli, Douglas Hofstadter, Guido Barbieri, Sandro Cappelletto, Ivano Fossati. Al suo attivo diverse pubblicazioni discografiche dedicate a Debussy, Chausson e autori contemporanei. Alcuni suoi articoli di carattere storico/divulgativo sono stati pubblicati per LIM (Libreria musicale italiana) e EUT (Edizioni Università di Trieste). Ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche su RAI 2 e RaiRadio3.
mercoledì 10 giugno | ore 21 | Palazzo Te
100 anni MORTON FELDMAN
BETWEEN CATEGORIES
CHIARA DI CRESCENZO pianoforte e dispositivi elettroacustici
LUCA GUIDARINI regia del suono
musiche di M. Feldman, M. Monk, D. Ghisi, L. Guidarini (prima esecuzione)
in collaborazione con 2nd CCOrP International Conference ‘Music Beyond Sound’
programma
Meredith Monk Obsolete Object
Morton Feldman Four pianos
Daniele Ghisi Weltliche
Meredith Monk Totentanz
Luca Guidarini "Il poco di cui ogni cosa inclina" (prima esecuzione assoluta)
Beetween categories è un concerto dedicato a Morton Feldman, una delle figure più emblematiche del XX secolo. Nato nel 1926 a New York da una famiglia di ebrei russi, Feldman ha ispirato con la sua musica - legata in molta parte alla arti figurative americane e all'espressionismo astratto - generazioni di musicisti, nel XX e XXI secolo, tra cui anche Meredith Monk, performer e compositrice americana. La giovane pianista Chiara Di Crescenzo, con la regia di Luca Guidarini, propone una serie di brani che parte da Four pianos di Feldman (realizzato con pianoforte e diffusori all'interno dello strumento) per poi inoltrarsi nel mondo musicale tipicamente minimalista di Meredith Monk con due brani tratti dal suo Piano album. Chiudono il concerto Weeltliche, una raccolta di brani di Daniele Ghisi che traggono il loro materiale, trasfigurandoli, da alcuni corali di J.S. Bach, e un nuovo lavoro di Luca Guidarini, compositore la cifra stilistica nasce dalla ricerca delle relazioni che intercorrono tra mezzi tecnologici, performance e suono stesso.
venerdì 10 luglio | ore 21 | Palazzo Te
SUBLIMI PASSIONI
ICARUS ENSEMBLE
Giacomo Pieracci basso
Tommaso Ussardi direttore
musiche di Georg Friedrich Haas \ Robert Schumann
Mauro Montalbetti (prima esecuzione)
Francis Poulenc \ Gabrio Taglietti
[biglietti] evento sponsorizzato da TEA ENERGIA
programma
Georg Friedrich Haas
Tria ex uno sestetto da Josquin Desprez (2001)
per ensemble
Robert Schumann
da Dichterliebe op. 48
per voce e pianoforte
Mauro Montalbetti
Madrigali della rosa su poesie di Fabio Pusterla (2021-2022)
per baritono e ensemble (prima esecuzione)
Francis Poulenc
Elégie
per corno e pianoforte
Gabrio Taglietti
Quaderno di traduzioni (2017)
5 pezzi dal Llibre Vermell de Montserrat
per 5 strumenti
Sublimi passioni è un concerto speciale, quasi un catalogo delle passioni umane. Se nei Dichterliebe (Amore di poeta) di Robert Schumann si intrecciano, sulla sublime poesia di Heinrich Heine, natura, innamoramento e disillusione del poeta, nel pieno spirito romantico, in Tria ex uno di Georg Friedrich Haas (2001), ci si affaccia per un breve lasso di tempo, attraverso la trasmutazione sonora di un celebre frammento di musica rinascimentale (l’Agnus dei da La Misse l’Homme armé di Josquin Desprez, compositore ammirato da Isabella D'este) sull’abisso della condizione umana, dove luce e buio drammaticamente convivono.
La passione, incarnata da una intensità lirico-melodica straordinaria, è una delle cifre più riconoscibili della musica di Francis Poulenc che, nella Elegia per corno e pianoforte, scritta nel 1956, all’indomani della sua opera teatrale più celebre, i Dialogues des Carmélites, assume toni drammaticamente estremi e passionali, modellati sorprendentemente sulla tensione emotiva generata da una serie dodecafonica.
Il Quaderno di traduzioni di Gabrio Taglietti (2017) traduce per soli strumenti uno dei capolavori della musica medievale, il Llibre vermell de Montserrat: ne derivano cinque pezzi, tra cui dolcissime canzoni sacre e sfrenate danze macabre, nella convinzione del compositore che questa musica riesca a parlare ancora a noi a distanza di più di sei secoli.
I quattro Madrigali della Rosa di Mauro Montalbetti (2021-2022), capitolo finale di un progetto del compositore bresciano sul madrigale, musicano le atmosfere rarefatte di una selezione di liriche del poeta svizzero Fabio Pusterla, nella quale elementi naturali e questioni esistenziali universali affondano gli uni nelle altre, a evocare nuovamente il sentimento del sublime, che abita “sopra scarpate, o ghiaccio, nel silenzio”.
venerdì 11 settembre | ore 21 | Tempio di San Sebastiano
CONCERTO AL BUIO
ENSEMBLE SENTIERI SELVAGGI
Piercarlo Sacco violino
Daniele Richiedei violino
Virginia Luca viola
Aya Shimura violoncello
musica di Georg Friedrich Haas
in collaborazione con Festivaletteratura
programma
Georg Friedrich Haas
Quartetto per archi n. 3 "in IIj Noct"
Il terzo Quartetto per archi ”In iij. Noct” è un brano di Georg Friederich Haas che ha la particolarità di venir eseguito totalmente al buio. Gli strumentisti sono impegnati a costruire un’affascinante trama sonora dagli esiti imprevedibili perché ovviamente condizionata dalla particolarissima modalità performativa richiesta dal pezzo. Esso infatti è costituito da un numero definito di “stanze sonore”, ognuna di esse ben caratterizzata da gesti musicali, che si alternano sempre in modo diverso in un caleidoscopio sonoro quasi ipnotico. La trasformazione del rapporto tra percezione, ascolto e musica è al centro del progetto compositivo di Georg Friedrich Haas, autore di crescente successo in tutto il mondo: Haas incarna, infatti, una novità nel mondo dell’avanguardia, avventurandosi in territori inesplorati e ricercando sonorità nuove, pur affondando le proprie radici nella tradizione classica. In iij. Noct si presenta come un viaggio sonoro capace di “trasformare la sala da concerto in un luogo di misteriosi brividi, suggerendo che la via della verità passa attraverso il buio”. (Alex Ross)
venerdì 16 ottobre | ore 21 | Palazzo Te
SEGNI 100
100 anni György Kurtàg
Sabina Bakholdina viola ed elettronica
musiche di György Kurtág \ Luigi Manfrin
Ilaria Brognara pianoforte
musiche di Chopin/Liszt \ Béla Bartók
György Kurtág \ Franz Liszt
programma
György Kurtág
scelta da Signs, Games, Messages
per viola
Luigi Manfrin
(In)forms (be)coming ab(es)sence
per viola ed elettronica
F. Chopin/Liszt
Sei canti polacchi
per pianoforte
Béla Bartòk
Tre canti popolari ungheresi di Csik
per pianoforte
György Kurtág
scelta da Játèkok
per pianoforte
Franz Liszt
Venezia e Napoli
per pianoforte
sabato 17 ottobre | ore 21 | Palazzo Te
AU BRUIT LONTAIN DES GRANDES EAUX
Alessandro Lo Giudice flauto ed elettronica
musiche di Paolo Aralla \ Morton Feldman
Alvin Lucier \ Kaija Saariaho \ André Jolivet
GRAVITATIONAL WAVES
Raffaele Damen fisarmonica
Roberto Zanata composizione e live electronics
programma
AU BRUIT LONTAIN DES GRANDES EAUX
Questo concerto propone un percorso unitario in cui musica corpo e tecnologia non sono mondi separati, ma parti di uno stesso organismo sonoro. Le opere in programma, pur molto diverse tra loro, condividono un’idea comune: l’elettronica non come artificio, ma come estensione del respiro, del gesto umano e dei fenomeni naturali.
In Bacchae-monologue#2 di P. Aralla, l’ottavino si trasforma in una voce primordiale e rituale, attraversata da impulsi fisici e stati di trance, mentre l’elettronica amplifica una dimensione istintiva e corporea del suono. Con Morton Feldman e il Trio for flutes, il tempo si dilata fino a diventare percezione pura: flauti e nastro convivono come elementi di un paesaggio fragile e silenzioso, in cui l’ascolto è un atto profondamente umano.
In Almost New York di Alvin Lucier, il suono si presenta come fenomeno naturale allo stato puro: onde sinusoidali e flauto rivelano battimenti, interferenze e imperfezioni, lasciando emergere la materia sonora nella sua dimensione più fisica e biologica.
Con Laconisme de l’aile di Kaija Saariaho, il flauto evoca il respiro dell’aria e l’idea del volo, mentre l’elettronica segue e prolunga il gesto strumentale come una scia invisibile, fatta di memoria e di movimento.
Infine, André Jolivet, con Ô femme qui ne sais que tu portais en toi le monde dalla suite Ascèses, riporta il suono a una dimensione arcaica e spirituale: il flauto alto canta come in un rito, dove musica, corpo e natura coincidono.
Nel loro insieme, queste musiche invitano a un ascolto lento e attento, quasi biologico, in cui ogni vibrazione e ogni silenzio acquistano significato. Un concerto in cui tecnologia e umanità non si oppongono, ma respirano all’unisono, trasformando il suono in esperienza viva e necessaria. (Alessandro Lo Giudice)
Paolo Aralla
BACCHAE-monologue#2 per ottavino ed elettronica
Morton Feldman
Trio for flutes
Alvin Lucier
Almost New York per flauto e oscillatori d’onda
Kaja Saariaho
Laconisme de l’aile per flauto ed elettronica
Andrè Jolivet
Ô femme qui ne sais que tu portais en toi le monde
(da Ascèses)
GRAVITATIONAL WAVES
è una performance ideata dalla fisarmonicista Raffaele Damen e dal compositore e musicista elettronico Roberto Zanata. Il progetto mira a tradurre il fenomeno delle onde gravitazionali in un linguaggio sonoro e visivo. Attraverso la fisarmonica, l'elettronica dal vivo e l'elaborazione video, si intende creare un'esperienza immersiva che contestualizzi i dati provenienti dagli strumenti scientifici dell'interferometro Virgo e gli eventi naturali legati ai corpi celesti. La performance ha una durata complessiva di trenta minuti ed è articolata in una serie di movimenti che riflettono il comportamento delle onde gravitazionali, le interferenze rilevate dagli strumenti scientifici e i rumori esterni che oscurano il segnale ondulatorio presso l'interferometro.
venerdì 23 ottobre | ore 21 | Palazzo Te
PAESAGGI SUBLIMI
Virginia Rossetti pianoforte
con Andrea Ranzato
musiche di
Mario Castelnuovo-Tedesco \ Vittorio Rieti
in collaborazione con
Associazione di cultura ebraica Man tovà
programma
Mario Castelnuovo-Tedesco
Tre Poemi Campestri
Le Stagioni
Vittorio Rieti
Poema Fiesolano
3 Marcie per le bestie
sabato 24 ottobre | ore 21 | Palazzo Te
LE QUATTRO STAGIONI
Compagnia Iuvenis Danza
coreografie
Giovanna Venturini \ Greta Bragantini
Leonardo Zunica pianoforte
Alireza Gholamianoghami tar
musiche di
John Cage \ Alireza Gholamianoghami
tradizionale iraniana
programma
John Cage
The seasons, per pianoforte
Alireza Gholamianoghami
composizioni originali per tar
composizioni tradizionali iraniane
Eterotopie propone nna nuova produzione di danza e musica in collaborazione il progetto Compagnia Iuvenis Danza. Lo spettacolo prende spunto da The seasons di John Cage, un balletto per pianoforte in un unico atto suddiviso in nove sezioni: Preludio I (Inverno), Preludio II (Primavera), Preludio III (Estate), Preludio IV (Autunno) e Finale (Preludio I). Come per la composizione delle celebri Sonatas and Interludes per pianoforte preparato, Cage guardava alla filosofia induista: The Seasons infatti è basato sulla concezione indiana delle stagioni: l'inverno è associato alla quiete, la primavera alla creazione, l'estate alla conservazione e l'autunno alla distruzione. Il Finale riprende il primo Preludio, a simboleggiare la natura ciclica delle stagioni.
Questo sguardo verso oriente è suggellato dal giovane compositore iraniano Alireza Gholamianoghami con il suo tar, uno strumento a corde tradizionale iraniano, con il quale il pubblico potrà eccezionalmente addentrarsi in universo musicale di particolare suggestione.
venerdì 30 ottobre | ore 21 | Palazzo Te
LÀ CI DAREM LA MANO
E IL FINALE SMARRITO DI SCHUMANN
musica e parole intorno al finale originario
della Sonata op. 14 di Schumann,
completato da Alessandro Solbiati
Alfonso Alberti pianoforte
con Alessandro Solbiati
musiche di
Fryderyk Chopin \ Clara Wieck \ Robert Schumann
programma
Fryderyk Chopin
Variazioni op. 2 su Là ci darem la mano (estratti)
Robert Schumann
Sonata op. 14
versione originaria in cinque movimenti
del febbraio 1836 (finale originario completato
da Alessandro Solbiati)
Clara Wieck
Notturno op. 6 n. 2
Robert Schumann
Sonata op. 14
finale definitivo
(versione Concerto senza orchestra)
La ci darem la mano e il finale smarrito di Schumann è un concerto/racconto con al cuore una composizione (quasi) perduta di Schumann. Non è un semplice abbozzo: il finale originario della Terza sonata, Schumann lo scrisse per intero e lo mandò proprio all’editore per la stampa, insieme agli altri 4 movimenti della versione originaria. Era il febbraio 1836 e lui e Clara si erano appena fidanzati segretamente: poco dopo l’invio del brano, il padre di lei scoprì la cosa e li separò con decisione (“se quel tipo prova di nuovo ad avvicinarsi, gli sparo”). Qualche mese dopo la separazione, quando Schumann rimandò all’editore il plico in via definitiva (giugno 1836), la Sonata non si chiamava più Sonata ma Concerto senza orchestra, non aveva più cinque movimenti ma tre, e il finale... era cambiato. L'intero quinto movimento, diventato terzo, era scomparso e un altro aveva preso il suo posto. Quasi scomparso, in realtà: sul retro del foglio su cui si conclude il movimento precedente, ne sopravvive una pagina, con una croce sopra. E, cerca cerca, gli studiosi hanno rintracciato il manoscritto di lavoro di questo finale: mancano solo le ultime pagine, quelle sono veramente smarrite. Questo brano è quasi totalmente sconosciuto al pubblico (esistono un paio di incisioni). È di grandissimo interesse, sia per la sua grande bellezza, sia perché da una pagina all'altra sembra risuonare un solo tema: il duetto d'amore di Don Giovanni e Zerlina, Là ci darem la mano. Perché Schumann cambiò idea, sostituendo questo finale con un altro completamente diverso, in cui di Là ci darem la mano non c'è più traccia e non c'è traccia nemmeno del tono ottimistico e solare che a un certo punto sembrava prevalere? Viene spontaneo pensare che gli eventi di quel 1836 abbiano la loro parte in questa cancellazione di certezze o semplici speranze. Ho chiesto ad Alessandro Solbiati (complice fondamentale in questo progetto) di completare il finale perduto, accettando la sfida di immaginare quali sorprese avrebbero potuto riservare le ultime pagine, proprio quando la "trama" deve sciogliersi – e un destino deve rivelarsi. (Alfonso Alberti)
sabato 31 ottobre | ore 21 | Palazzo Te
EYS, LIPS, BANG
Icarus Ensemble
musiche di
Luca Francesconi, Alexander Schubert
progetto ICARUS ENSEMBLE finanziato da MINISTERO DELLA CULTURA
programma
Luca Francesconi
Eys, lips, bang (1999)
per ensemble, cantante/performer
e real time audio/video
Alexander Schubert
Serious smile (2014)
per esecutori provvisti di sensori
e live electronics