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TRANSATLANTICO #4
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dedicato al centenario del futurismo

editoriale

Dedichiamo questo numero di transatlantico al centenario della pubblicazione, su Le Figaro, il 20 febbraio del 1909, del Manifesto del futurismo. Unica fra le avanguardie italiane a corroborare la vita culturale europea, il futurismo ci lascia certo una mole di documenti e opere di qualità discontinua.

Ma come non condividere, ridendo con gusto e nascondendo una certa amarezza dell’oggi, l’impeto di certe parole del manifesto, come non abbracciare immediatamente quelle invenzioni, prestandosi con stupore ai metallici gracidii degli intonarumori, alle scomposizioni di Boccioni, alle parole libere di Marinetti o Palazzeschi? O alle costruzioni di Sant’Elia? I futuristi erano certi che qualcuno, prima o poi, avrebbe preso (o rubato?) il loro posto. Non si tenevano stretti alla sedia. Fedeli ad una presenza istantanea, corrosiva, volevano che qualcuno presto li soppiantasse, carpendone lo spirito e forse anche l’ironia. Incenerendo, come essi avevano tentato di fare, la pesantezza di certa rinnovata accademia, i cortocircuiti di cui la società e la politica, in ogni generazione, si trova innervata. Essi sono stati fra gli inventori inconsapevoli di quella che qualche tempo fa si chiamava contro-cultura, atto legittimo di una dialettica oggi paradossalmente liquefatta nella cultura di massa, che ingloba tutto ma non offre nessuna alternativa plausibile. Ma se certa accademia teme ancora l’abolizione delle sue istanze, e il nuovo è parola di vigore consunto come quello di uno spettro, occorrerebbe forse guardare a quella forza rinnovatrice, a quell’impeto un po’ missionario, per recuperare fra le macerie, ancora una volta, ciò che vi è di buono.

Leonardo Zunica

Come uno scoglio di roccia calcarea, l’arte è sfaccettata, ambigua, polimorfa, insidiosa, complessa: presuppone una tensione costante, un’idea di salita, di conquista, di espugnazione. È un luogo fisico di attraversamenti, è una frontiera. La salita implica un rischio, è fatta di tappe, slanci, battute d’arresto e, finalmente, di vittoria sul limite.
Come lo scoglio, i linguaggi contemporanei dell’arte nascono e muoiono in un terreno favoloso e leggendario, che sfugge alla cronologia, alla possibilità di una definizione, vivono negli interstizi delle parole, nel luogo senza luogo dei sogni.
Eterotopie è esso stesso scoglio e roccia. Rappresenta la ricerca di altri modi, l’invenzione di uno spazio reale ed utopico allo stesso tempo, in cui la musica dialoga con le sue possibilità di reinventarsi, il gesto di farsi comprendere, l’immagine di evocare.
Eterotopie, giunto alla quinta edizione, prosegue il suo itinerario accettando, candidamente e seriamente, la sfida complessa del contemporaneo.
Il crescente consenso del pubblico, la significativa partecipazione delle istituzioni, il sostegno degli sponsors, l’attenzione di importanti enti culturali, accompagnano e rendono possibile la realizzazione di questo progetto, che si sta configurando come punto di riferimento di giovani artisti e compositori emergenti che, silenziosamente e coraggiosamente, descrivono e creano il paesaggio sonoro e visivo del nostro tempo.
Diabolus in musica

hanno collaborato a questo numero:

• CHARLES BAUDELAIRE • GIORGIO RAIMONDI • CECILIA FONTANESI • FILIPPO TOMMASO MARINETTI • PAOLA SOMENZI • MICHELE EMMER • SIMONE BORGHI • IVAN FIACCADORI • GILLES DELEUZE • LEONARDO ZUNICA • LUIGI RUSSOLO • GABRIO TAGLIETTI •

 


sfogliate la rivista online http://issuu.com/eterotopie/docs/transatlantico4-bassa