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TRANSATLANTICO #6
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bang! il numero che macchia

editoriale

 

Ci si ritrova a volte solamente per ricordare, quasi un anamnesi delle cose e delle persone che sono state. Tanto più in un mondo amnesiaco, in cui l’assorbimento delle informazioni è pressoché totale - tanto che si potrebbe porre questa riflessione: in una versione del mondo in cui il “nuovo” e quindi il sovversivo viene immediatamente ambientato, inscritto nella norma, ovvero la sua carica d’informazione subisce una caduta, è possibile ancora parlare di informazione? - forse perché le informazioni debordano, si moltiplicano all’infinito, il gioco e l’arte della memoria si assottigliano, svaniscono. Chi impara più poesie a memoria? L’esercizio mnemonico sembra così indispensabile, necessario, giusto. Urgente. E’ così che ci ritroviamo, per l’ennesimo straniero caso, a ricordare tre giganti della cultura contemporanea, recentemente scomparsi: Claude Lévi-Strauss, Pina Bausch e Mauricio Kagel. Non vogliamo però operare nell’ambito della celebrazione, o dell’epitaffio, inscrivere frasi su pietre tombali. Ma solamente dimenticare la loro scomparsa, tenendo vivo, agli occhi e alle orecchie la loro voce, il loro suono, il loro gesto....

Viene in mente, ovvio, Ireneo Funes, il personaggio del racconto di Jorge Luis Borges che non dimentica nulla, nella cui mente passato e presente si schiacciano l’uno contro l’altro, senza possibilità di oblio alcuno, di prospettiva; Pura metafora? Ireneo è paralizzato irreversibile, sulla sua sedia, nella penombra, nell’afa uruguayana, dopo una caduta a cavallo. Ma al di là della facile considerazione che chi non dimentica è come condannato ad una sorta di continua presenza, di una paralisi, e quindi di un’assenza, vogliamo lasciarvi alla lettura di Transatlantico con il turbamento seduttivo in cui ci pone, alla fine del racconto, il narratore: “pensai che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti) durerebbe nella sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti”.  

 

Leonardo Zunica

Come uno scoglio di roccia calcarea, l’arte è sfaccettata, ambigua, polimorfa, insidiosa, complessa: presuppone una tensione costante, un’idea di salita, di conquista, di espugnazione. È un luogo fisico di attraversamenti, è una frontiera. La salita implica un rischio, è fatta di tappe, slanci, battute d’arresto e, finalmente, di vittoria sul limite.
Come lo scoglio, i linguaggi contemporanei dell’arte nascono e muoiono in un terreno favoloso e leggendario, che sfugge alla cronologia, alla possibilità di una definizione, vivono negli interstizi delle parole, nel luogo senza luogo dei sogni.
Eterotopie è esso stesso scoglio e roccia. Rappresenta la ricerca di altri modi, l’invenzione di uno spazio reale ed utopico allo stesso tempo, in cui la musica dialoga con le sue possibilità di reinventarsi, il gesto di farsi comprendere, l’immagine di evocare.
Eterotopie, giunto alla quinta edizione, prosegue il suo itinerario accettando, candidamente e seriamente, la sfida complessa del contemporaneo.
Il crescente consenso del pubblico, la significativa partecipazione delle istituzioni, il sostegno degli sponsors, l’attenzione di importanti enti culturali, accompagnano e rendono possibile la realizzazione di questo progetto, che si sta configurando come punto di riferimento di giovani artisti e compositori emergenti che, silenziosamente e coraggiosamente, descrivono e creano il paesaggio sonoro e visivo del nostro tempo.
Diabolus in musica

hanno collaborato a questo numero:

• PINA BAUSCH • GEORGE CRUMB • PETER GREENAWAY • LEONARDO ZUNICA • MICHELE EMMER • PAOLO ZELATI • SHANTENA AUGUSTO SABBADINI • ANDREA FROVA • MARIO GAMBA • PAOLO VANINI • SANDRO CAPPELLETTO • CLAUDE LÉVI-STRAUSS • MAURICIO KAGEL • FRANCESCO BALILLA PRATELLA •


sfogliate la rivista online http://issuu.com/eterotopie/docs/transatlantico6