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TRANSATLANTICO #5
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speciale Darwin

editoriale

 

Tanti anni fa una disputa clamorosa animò la vita intellettuale di un Europa sempre più sconquassata: la pittoresca rottura tra il pittore, genio e briccone, Salvador Dalì e lo scrittore surreal-comunista André Breton. Termine dello scandalo fu l’appetito estetico del primo, ovvero la sua affezione paranoico-critica nei confronti dell’immagine di Adolf Hitler, curioso feticcio, “dal dorso tenero e grassottello sempre così ben fasciato nella sua uniforme”. Seguì, da lì a poco, una specie di processo in cui il pittore mostrò, difendendosi, tutta la propria spavalderia dichiarando di non avere nessuna simpatia politica per il tiranno, ma puro apprezzamento gustativo, pura estasi gastrica. Dalì viene espulso dal gruppo dei surrealisti. L’immagine è la presa sulla memoria, ed essa può stimolare certo appetito. Dalì, unico nel suo genere, ci imbarazza e scandalizza, e ci dice che l’immagine si ama, si mangia, si incarna, si installa, ospite e parassita, nel proprio corpo. Agisce nostro malgrado. E nulla possiamo fare. Amiamo forse chi ci governa per il candore della sua carne, per la rotondità delle sue forme, e poco importa cosa dica; tutto quello che emana ha a che fare con qualcosa di succulento. Che sia il sogno rincorso e continuamente sfuggito di una stabilità, di un bisogno di sicurezza, di un appetito sempre soddisfatto, che ci obbliga a creare qualche nemico in più e ad essere attanagliati dalla paura poco più del necessario?

È al cambiamento che dedichiamo questo numero, ed alla differenza. Ed al paradigma scientifico che ha inglobato queste modalità dell’essere: l’evoluzionismo, simbolo di una vita riscoperta non come progetto ma come possibilità, accettando le istanze oscure del caso. Qualcuno ha detto che siamo un’isola d’ordine ai margini del caos. E forse considerarsi marginali, periferici, potrebbe ricondurci ad un qualche nuovo pensiero, a determinarci individualità meno rumorose, vicino a quel silenzio miracoloso e spaventoso che vediamo ogni volta che ci affacciamo sull’abisso.

 

Leonardo Zunica

Come uno scoglio di roccia calcarea, l’arte è sfaccettata, ambigua, polimorfa, insidiosa, complessa: presuppone una tensione costante, un’idea di salita, di conquista, di espugnazione. È un luogo fisico di attraversamenti, è una frontiera. La salita implica un rischio, è fatta di tappe, slanci, battute d’arresto e, finalmente, di vittoria sul limite.
Come lo scoglio, i linguaggi contemporanei dell’arte nascono e muoiono in un terreno favoloso e leggendario, che sfugge alla cronologia, alla possibilità di una definizione, vivono negli interstizi delle parole, nel luogo senza luogo dei sogni.
Eterotopie è esso stesso scoglio e roccia. Rappresenta la ricerca di altri modi, l’invenzione di uno spazio reale ed utopico allo stesso tempo, in cui la musica dialoga con le sue possibilità di reinventarsi, il gesto di farsi comprendere, l’immagine di evocare.
Eterotopie, giunto alla quinta edizione, prosegue il suo itinerario accettando, candidamente e seriamente, la sfida complessa del contemporaneo.
Il crescente consenso del pubblico, la significativa partecipazione delle istituzioni, il sostegno degli sponsors, l’attenzione di importanti enti culturali, accompagnano e rendono possibile la realizzazione di questo progetto, che si sta configurando come punto di riferimento di giovani artisti e compositori emergenti che, silenziosamente e coraggiosamente, descrivono e creano il paesaggio sonoro e visivo del nostro tempo.
Diabolus in musica

hanno collaborato a questo numero:

• CHARLES DARWIN • LUIGI TRUCILLO • TELMO PIEVANI • FRANCESCO DE SANCTIS • HEINZ VON FOERSTER • ALFRED RUSSEL WALLACE • GILLES DELEUZE • GIUSEPPE PAPAGNO • MICOL FERRETTI • LEONARDO ZUNICA • GIANLUCA GANDA • PAOLO VANINI • GIORGIO SIGNORETTI •


sfogliate la rivista online http://issuu.com/eterotopie/docs/transatlantico5