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TRANSATLANTICO #3
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trimestrale d'inverno

editoriale

 

A Natale si è tutti più buoni. Non inveiremo quindi contro la facile ed ovvia scelta di ospitare lo pseudo-autistico, perfetto e performativo comporre di Giovanni Allevi in occasione del concerto natalizio in Senato. Ha fatto un po’ tenerezza vedere in conferenza stampa il nostro “migliore pianista” smettere la felpa, icona soft, per indossare una giacca, con taglio che non concedeva troppo allo stile severo, hard. Per un Natale più buono e consapevole ci voleva il buonismo e il know-how politico-musicale della coppia Schifani/Allevi: padre il primo, figliuol prodigo il secondo. Così l’idea utopica di famiglia e di società è ripristinata nel candore soffuso, nel sorriso pacato, quand’anche nel singhiozzo. È la colonna sonora della vita.

Non saremo buoni invece con la presunta riforma della scuola. Non per il disegno generale, ché non vi è spazio qui per porlo sotto disamina, ma per il cronico silenzio e la consueta superficialità dimostrati nei confronti della materia di cui si occupa in parte questa pubblicazione: la musica.

Nella furia cieca ed ossessiva dei ridimensionamenti necessari e dei tagli opportuni, si dimostra l’inattaccabile passione per ciò che ci ha contraddistinto nella storia: il confronto, il dibattito, la chiacchera; ed anche una propensione, compulsiva e fallica, nel voler configurare qualcosa di assolutamente originale, quando basterebbe guardare fuori e prendere in prestito dagli altri paesi un modello, un sistema. L’umiltà e l’imitazione potrebbero essere strumenti progettuali da rivalutare; l’essere assolutamente se stessi, lo scolastico ed ipocrita “dillo con parole tue”, bisognerebbe a volte rigettarli nell’orizzonte del puro abbaglio. Non entreremo qui nel dettaglio della riforma dell’educazione musicale, poiché non vi è in verità nessuna riforma, o nessuna vera intenzione di ridisegnare efficacemente il rapporto confuso e dilettantesco che abbiamo con una materia tanto sfuggente. E quindi nessuna proposta fattuale, nessun progetto, originale o meno, che restituisca, ad oggi, la speranza di una cultura e di una conoscenza musicale seria, diffusa e globale.

Leonardo Zunica

Come uno scoglio di roccia calcarea, l’arte è sfaccettata, ambigua, polimorfa, insidiosa, complessa: presuppone una tensione costante, un’idea di salita, di conquista, di espugnazione. È un luogo fisico di attraversamenti, è una frontiera. La salita implica un rischio, è fatta di tappe, slanci, battute d’arresto e, finalmente, di vittoria sul limite.
Come lo scoglio, i linguaggi contemporanei dell’arte nascono e muoiono in un terreno favoloso e leggendario, che sfugge alla cronologia, alla possibilità di una definizione, vivono negli interstizi delle parole, nel luogo senza luogo dei sogni.
Eterotopie è esso stesso scoglio e roccia. Rappresenta la ricerca di altri modi, l’invenzione di uno spazio reale ed utopico allo stesso tempo, in cui la musica dialoga con le sue possibilità di reinventarsi, il gesto di farsi comprendere, l’immagine di evocare.
Eterotopie, giunto alla quinta edizione, prosegue il suo itinerario accettando, candidamente e seriamente, la sfida complessa del contemporaneo.
Il crescente consenso del pubblico, la significativa partecipazione delle istituzioni, il sostegno degli sponsors, l’attenzione di importanti enti culturali, accompagnano e rendono possibile la realizzazione di questo progetto, che si sta configurando come punto di riferimento di giovani artisti e compositori emergenti che, silenziosamente e coraggiosamente, descrivono e creano il paesaggio sonoro e visivo del nostro tempo.
Diabolus in musica

hanno collaborato a questo numero:

 

CORRADO ROJAC • PAOLO PEREZZANI • MICHELE EMMER • EDWIN ABBOTT • RICCARDO MASSARI SPIRITINI • PAOLO CAVINATO • GIORGIO SANCRISTOFORO • SIMONA BERTOZZI • CELESTE TALIANI • MATTEO MOLINARI • MICOL FERRETTI • IGOR STRAVINSKIJ • LUIGI MANFRIN • LEONARDO ZUNICA • ENRICO ALBERINI


sfogliate la rivista online http://issuu.com/eterotopie/docs/transatlantico3-lowres