musica - Fruttiere - ore 21
“Mi sento molto male. La mia nevrastenia si è seriamente aggravata... Ho suonato il Quintetto troppe volte di seguito, e ciò ha portato una qualche abitudine. E l’abitudine è il nemico della creatività e della qualità di esecuzione”, così scrive Dmitri Shostakovich all’inizio del 1941. Nello stesso anno riceve il Premio Stalin per il Quintetto con pianoforte. Come intendere tale scelta? Una riabilitazione? Un rinnovato consenso del regime sovietico a un artista che, solo pochi anni prima, aveva saputo – e dovuto! - fare “autocritica”? Il riconoscimento tardivo del suo genio? La Germania ha invaso l’URSS, per il compositore e la sua famiglia inizia un lungo periodo di spostamenti, angosce, private e politiche. La musica da camera diventa il rifugio segreto, il luogo creativo più intimo, sottratto ad ogni obbligo di comporre musica celebrativa, ufficiale, ad ogni tentazione, ad ogni tradimento.



