• Ammiro le qualità del progetto Eterotopie, la sua capacità di creare traiettorie incrociate tra il repertorio e la contemporaneità, di vestire di musica, danza e parola, gli spazi dove opera, reinventandoli; la sua volontà di dare voce ad artisti e gruppi che meritano ascolto, di mettere in discussione - con successo - il rito tradizionale del concerto; di riuscire, con un budget davvero ridotto, a creare la concreta utopia di un festival che non è esatto, non è e non potrà mai essere ovvio. Dunque, è necessario.
Sandro Cappelletto - scrittore, musicologo, giornalista per Radio 3, la Stampa di Torino, Le Monde – Direttore Artistico Accademia Filarmonica Romana
• Eterotopie rappresenta nel panorama culturale italiano una di quelle “creature” che arricchiscono di senso.
Remo Bodei - filosofo e fondatore Festival della Filosofia di Modena
• Poche sono le manifestazioni in Italia, tra quelle che dedicano attenzione alla contemporaneità, così aperte e articolate come Eterotopie. Questa rassegna si è mostrata capace, in pochi anni, di presentare in maniera coinvolgente le tante Nuove Musiche di oggi, spesso coniugate con altre arti, come la danza, il video o l'arte visiva. Nessuno, tra i festival contemporanei, è poi arrivato ad allargare lo sguardo panoramico offerto al pubblico fino a realizzare una rivista cartacea, anch'essa molto aperta e attuale.
Claudio Ambrosini - compositore, Leone d’oro per il Teatro musicale, Biennale di Venezia
• Esprimo tutto il mio apprezzamento per il serio lavoro contenuto in Eterotopie e nella rivista Transatlantico. E' un lavoro prezioso perché si unisce a quelli che cercano di dare voce alle esperienze di frontiera con le quali la cultura, non solo contemporanea, si alimenta e resta viva. Senza quelle esperienze e senza il coraggio e il rischio di chi le diffonde e sostiene la cultura non potrebbe continuare a respirare.
Annarosa Buttarelli - filosofa, Università di Verona - Comitato Festival Letteratura, Mantova
• Come ogni anno ho seguito il festival Eterotopie con estremo interesse perché rappresenta uno di quei rari momenti, purtroppo in Italia, in cui è possibile offrire al pubblico un discorso di sperimentazione che si articola su più livelli. Bisognerebbe salvaguardare ed incentivare questa manifestazione, come una sorta di monumento nazionale, che studia e ricerca le infinite possibilità della nostra percezione estetica.
Isabella Carbone - conduttrice di Aladino, Rai Radio 3
• L'Italia è il paese al mondo famoso per l'arte, la musica, il cinema, la cultura insomma. Ogni azione che va verso un restringimento della cultura italiana è una azione che va contro la cultura del mondo. Le iniziative come il festival Eterotopie arricchiscono il nostro panorama culturale. Certo non sono degli "eventi mediatici" che tanto vanno di moda nel nostro paese. Vanno più nel profondo, lasciano una traccia, per questo devono continuare a vivere.
Michele Emmer - matematico, Università La Sapienza di Roma, pubblica i suoi scritti per Bollati Boringhieri
Eterotopie-altri luoghi, full immertion di suono-danza-parola-video dal 2 al 5 settembre scorsi nei sontuosi spazi del mantovano Palazzo Te, è una ventata di giovanile freschezza nel panorama delle rassegne del genere in Italia. Giovani i direttori artistici, intervenuti nel programma anche come interpreti: Leonardo Zunica in un concerto-racconto dal titolo Sostakovich artista del popolo?, pianista nel Quintetto del grande autore sovietico, con il Quartetto Giulini e Sandro Cappelletto nel collaudato ruolo di diseur; Giovanna Venturini, che in Sonorika VI, inventa con Cecilia Fontanesi e Antonella Boccadomo un’agile coreografia intorno e dentro a una Thunderbird, mitico coupé dei musicalmente mitici anni ’60. Giovani gli esecutori, giovanissimi i compositori (Biasioni, Uvietta, Deutsch, Cristani, Caleffi, Malavasi), cui il festival ha chiesto di lavorare. Partenza col botto per la sesta edizione: nientemeno che Peter Greenaway a presentare una versione di Tuls Luper VJ e delle sue valige attagliato alle misure del Cortile d’Onore del palazzo. Introducendo lo spettacolo il regista gallese ha invitato il pubblico a passeggiare e ballare sul prato del cortile durante la proiezione su sei megaschermi di frames estratti dalla sua produzione, fotogrammi governati con il touchscreen, il “tocco” con le dita di un piccolo schermo che rilancia in tempo reale le immagini su quelli più grandi. Il risultato, al di là delle suggestioni audiovisive alle quali, volendo, ci si può abbandonare, lascia perplessi certa ovvietà all’approccio in un’area nella quale ben altre frontiere sono state avvicinate e a volte superate. Si ritrova comunque la predilezione di Greenaway per l’immagine come mezzo evocativo di frammenti dell’inconscio, francobolli di vita vissuta conditi con un supporto audio che il noto DJ Radar amplifica mixando i più vari lacerti, che so, di Beethoven, Rimski, Prokof’ev, dell’immancabile Nyman. Più evocativo il Crumb (Makrokosmos III) a seguire, offerto dai pianoforti di Adriano Ambrosini e Flavia Casari, e da bacchette e flauti a coulisse dei percussionisti Miotto e Bellon. Non è spiaciuto neppure il ritorno di Kagel e del suo Match. Fra gli altri eventi, le performance di danza di Laura Aris e Jorge Jaregui, e le incursioni nell’elettronica pura di Lawrence Casserley. Una manifestazione da veder crescere nella ricerca di future eterotopie .
Luigi Abbate - compositore e critico musicale – Amadeus, il mensile della grande musica
• Il Festival Eterotopie rappresenta uno scenario innovativo nel panorama delle rassegne che si dedicano alla ricerca musicale contemporanea, capace di coniugare e riunire le forze migliori della creazione contemporanea senza scinderle da una contestuale riflessione critica e teorica. La sua funzione è per questo insostituibile se si vuole istituzionalmente garantire la presenza di un progetto culturale che dà voce alle esperienze più significative della sensibilità musicale della contemporaneità.
Gabriele Bonomo - musicologo, Edizioni Musicali Suvini e Zerboni, Milano
• La rivista "Transatlantico" illumina aspetti meno conosciuti della cultura contemporanea in una prospettiva veramente cosmopolita - un contributo raro ed estremamente necessario nel panorama culturale italiano; il Festival Eterotopie costituisce un modo particolarissimo di vivere la bellezza e l'umanità di Mantova: questi antichi e splendidi ambienti tornano a essere, come cinquecento anni fa, luogo di esperienze creative, all'avanguardia, di esperienze di scoperta, e perciò anche di incontri genuini, di interrogazioni importanti, di momenti memorabili.
Augusto Shantena Sabbadini - fisico quantistico e scrittore
• Sono stato ospite felice del Festival Eterotopie, non come ad uno dei tanti che si frequentano nella nostra vita artistica, ma proprio perché ero conscio di far parte di un progetto più grande che riguardava e riguarda l'Arte del nostro tempo. Perdere questa manifestazione significherebbe veder spengersi una luce importante nel panorama italiano.
Antonello Farulli - violista, vice presidente Scuola superiore di Musica di Fiesole
• Apprezzo la qualità artistica delle proposte di Eterotopie, soprattutto per l'intreccio fra i linguaggi della modernità e creatività musicale con quelli di altre forme espressive quali la danza, le arti visive, il cinema. Quest'ultimo aspetto è fondamentale non solo per offrire un più ampio orizzonte per la ricezione del contemporaneo in musica; è anche il segno di una urgenza creativa che, proprio nell'incontro trasversale tra artisti di diversa formazione, diventa sempre più incisiva nel suo proporre opere innovative di cui ha fortemente bisogno il nostro tempo.
Francesco La Licata - direttore d’orchestra, fondatore dell’ensemble Fontana Mix di Bologna
• Confrontando Eterotopie con altre iniziative del settore mi viene proprio fatto di considerare che la strada intrapresa, nell’esplorazione non convenzionale dei linguaggi contemporanei e con quel pizzico di spregiudicatezza che se ben mirato non guasta mai, si ponga in un'ottica stimolante e non priva di coraggio. Soprattutto in un momento difficile come questo, in cui abbiamo bisogno di idee e di qualità.
Annamaria Morini - flautista e interprete di musica contemporanea fra le più acclamate al mondo
• Lo sguardo sulla contemporaneità che emerge dalle proposte culturali di una rassegna, come “Eterotopie” di Mantova, rappresenta senza dubbio uno stimolo e un’apertura insoliti nel panorama italiano odierno. E’ mirabile infatti come, la sua programmazione, sfugga alla tentazione di presentare da un lato uno zibaldone di proposte e di contenuti indistinti, dall’altro ingessate monografie, buone per gli addetti ai lavori. E mi è spesso capitato, dopo aver seguito una serie di appuntamenti di “Eterotopie”, nella bellissima cornice degli spazi che può offrire una città come Mantova, di cogliere una forte convinzione, dotata di quella intenzione e quella spinta a scandagliare i linguaggi, che non si ferma alle apparenze e che riesce ad indicarti gli elementi più significativi di un complesso ed intricato panorama, assieme ai suoi nessi con tutta una tradizione novecentesca di movimenti ed avanguardie artistiche.
Fabio Zannoni - critico musicale per l’Arena e per il Giornale della Musica, direttore artistico di VeronaContemporanea della Fondazione Arena di Verona
• Ritengo una reale ricchezza un festival come “Eterotopie”, che nella splendida cornice di Palazzo Tè a Mantova offre un prezioso momento di incontro, di riflessione, di presentazione di nuove idee, viatico per chi non si accontenta di rancide zuppe riscaldate spacciate per cultura; per chi non crede nei grandi eventi mangiasoldi che nulla producono, per chi rifugge il bombardamento gossipparo che popola i giornali e le esistenze dei “potenti”; per chi è perplesso di fronte ai grandi carrozzoni che con tredicimila dipendenti pubblici offrono un servizio pubblico a base di reality-show; per chi non apprezza i languidi dilettanti riccioluti spacciati per novelli Mozart. Eterotopie e Diabolus in Musica resistono, devono resistere per inventare un’isola di “non famosi”, abitabile da chi cerca momenti di incontro e riflessione all’insegna di nuove idee. Nuove idee di cui tutti abbiamo bisogno.
Massimo Biasioni - compositore, docente presso il Conservatorio di Lucca
• Il Festival Eterotopie (con la pubblicazione Transatlantico) merita sostegno per poter continuare con le proposte sempre stimolanti che hanno arricchito la scena della arti e della musica nel nord Italia in questi ultimi anni. Lunga vita alle arti contemporanee a Mantova, lunga vita a Eterotopie!
Riccardo Massari Spiritini - musicista e performer, Barcellona
• Desidero esprimere il mio plauso per l'attività di promozione e produzione culturale nell'ambito del Festival Eterotopie, che ho avuto modo di apprezzare in occasione della conferenza "Correlati neurali della consonanza e della dissonanza: ineludibili differenze" che ho tenuto a Palazzo Te il 3 settembre 2009. I miei auguri di buon proseguimento e l'auspicio che tale attività incontri adeguato sostegno da parte degli enti culturali preposti.
Andrea Frova - Università la Sapienza di Roma
• Ho avuto modo di conoscere il Festival Eterotopie e il giornale Transatlantico da spettatore, lettore e collaboratore, e credo che sia una delle realtà culturali più vivaci e dinamiche del momento in Italia. Giovane nelle persone e nelle idee, lontano da qualunque forma di banalità e di rigido accademismo, è capace di coalizzare le migliori energie culturali e organizzative e di attirare un pubblico nuovo, curioso, interculturale. Un'iniziativa da sostenere e fare prosperare.
Gabrio Taglietti - docente di composizione e direttore artistico rassegna Spazio Novecento - Cremona
• Il Festival Eterotopie, dedicando attenzione a settori della cultura contemporanea abbondantemente trascurati, è un progetto coraggioso, stimolante e soprattutto necessario! Iniziative come questa meritano ogni possibile sostegno. E senza esitazioni esprimo il mio sincero apprezzamento, augurandomi non solo che l’iniziativa sopravviva, ma che conosca anche un successo sempre maggiore: tutto il territorio ne guadagnerebbe.
Hugh Ward Perkins - Direttore del Conservatorio di “F.E. Dall’Abaco” di Verona
• Conosciamo bene le difficoltà e il sovra-impegno che questa congiuntura, non solo nazionale, procura alle persone che lavorano per mantenere le arti e la cultura a un livello di qualità, di innovazione, di ricerca e di diffusione adeguati alle necessità del mondo attuale. A mio parere il festival di Mantova rappresenta un importante momento di realizzazione in questa direzione, soprattutto perchè sa uscire da cliché e auto-celebrazioni di certa "musica contemporanea", che negli ultimi anni e decenni hanno indebolito la vitalità di molti progetti culturali. Per questi motivi ti confermo la volontà di continuare a collaborare, non solo in modo diretto ma anche tramite la organizzazione di situazioni parallele, in altri centri italiani, in modo da sviluppare un discorso di rinnovamento produttivo e coordinato.
Nicola Baroni - violoncellista e docente presso il Conservatorio di Bolzano
• Ritengo che il festival Eterotopie si stia rivelando una delle vie più ricche e problematiche, all'interno del quadro nazionale, per entrare nel mondo complesso dei rapporti fra musica e pensiero. La programmazione che ha coraggiosamente avviato, i gruppi tematici che vengono discussi sono la testimonianza più autentica di una schietta passione intellettuale, e di un grande desiderio di rischiaramento di quel tessuto di pratiche che legano il piano dell'immaginazione alla musica, e, in particolare, l'articolazione di quel vasto campo di poetiche dell'immagine, che vanno confrontandosi con il camp o aperto dei concetti musicali. Eterotopie è un prezioso stimolo per ogni intelligenza resistendo al clima soffocante che vede nella cultura e nella sperimentazione solo uno spreco
Carlo Serra - ricercatore di Estetica presso il DAMS di Unical
• In una situazione di depressione e degrado dell'attività culturale nel nostro paese mi sembra che le vostre iniziative, volte a allacciare connessioni e fornire piattaforme alle differenti discipline artistiche, meritino gratitudine e rispetto. Un luogo privato della cultura diventa un non luogo, e questo vale ancora di più se questa cultura si sforza di esplorare, come voi fate, nuovi territori e nuovi linguaggi. La vostra sopravvivenza collabora alla qualità della vita di tutti, anche di quelli che sono troppo distratti per rendersene conto.
Luigi Trucillo - premio Napoli per la poesia 2008
• Negli ultimi tre ani ho avuto il piacere e l'onore di collaborare alla realizzazione di alcuni eventi e concerti per il festival Eterotopie ed altri luoghi. L'esperienza è stata estremamente interessante e gratificante sia per l'alta professionalità e qualità di artisti, musicisti e organizzatori con cui ho potuto lavorare sia per l'ottima riuscita delle performance che hanno sempre coinvolto un numeroso e caloroso pubblico. Credo fermamente che la modalità in cui il Festival si esprime sia quella vincente ai giorni nostri, in un periodo in cui è difficile avvicinare un gran numero di persone all'arte. Proporre un'attività così variegata, per di più concentrata nella splendida cornice di Palazzo Te, è qualcosa di fortemente accattivante e innovativo sia nel panorama nazionale che internazionale e il successo di pubblico finora riscosso ne è testimonianza.
Flavia Casari - pianista, Glasgow
• Con un’organizzazione attenta, lucida, e sensibile, aperta al connubio tra arte e tecnologia, Eterotopie si è contraddistinta fortemente sotto il segno della trasformazione e della novità, con proposte inedite, coraggiose e originali, che hanno avuto il grande merito di promuovere nuove idee, nuove riflessioni e, soprattutto, produzioni artistiche inedite e d’altissimo valore. Grazie ad una progettualità pensata, rigorosa e poliedricamente orientata in molteplici direzioni, Eterotopie ha saputo di anno in anno proporre un Festival dal respiro cosmopolita, sempre diverso ed accattivante, dando spazio sia a giovani artisti talentuosi, sia invitando artisti, filosofi e scienziati noti e di chiara fama internazionale. A tutto questo, Eterotopie affianca la stesura di una splendida rivista, il «transatlantico», con articoli di filosofia, scienza, e arte, di grande interesse e spessore culturale.
Luigi Manfrin - compositore e docente presso il Conservatorio di Piacenza
• Apprezzo le vostre proposte perché fate pensare, perché fate scoprire cose che pochi conoscono, perché non avete paura di ciò che è nuovo, perché siete interessati alla contemporaneità, che è l'essenza della vita! E tutto questo ha bisogno di sostegno e diffusione, perché in fondo è il pubblico, purtroppo troppo spesso sottovalutato, che se lo merita.
Roberta Gottardi - clarinettista di fama internazionale
• Ho partecipato al festival Eterotopie il 29 agosto 2008, nella Sala dei cavalli di Palazzo Te, in una serata dedicata a Messiaen, eseguendo il De profundis di Sofia Gubajdulina, per fisarmonica sola, e un mio dittico per violino, fisarmonica e pianoforte, Liturgia. La stessa serata ha presentato anche un nuovo lavoro di Mauro Graziani, per pianoforte e live electronics, e alcune pagine di Messiaen per violino e pianoforte. Tra gli interpreti citerei il violinista Oleksander Semchuk e il pianista Leonardo Zunica. Il programma del concerto rispecchia gli intenti di Eterotopie: un progetto culturale di spessore, con un particolare riferimento alla contemporaneità ed alla multimedialità, specie nella stratificazione di quest’ultima. Ho presenziato poi ad alcuni degli altri appuntamenti di Eterotopie 2008: ricordo una serata di (quella che Sarenco definirebbe) performance di poesia visiva, con Riccardo Massari Spiritini, svoltasi nel cortile meridionale di Palazzo Te, e una performance di danza di Simona Bertozzi, Terrestre, che ha avuto luogo sempre a Palazzo Te, nelle Fruttiere. Nello stesso periodo usciva anche il trimestrale di Diabolus in musica, Transatlantico, interamente dedicato al festival, con i dovuti approfondimenti agli appuntamenti, testimone di un’operazione culturale tesa ad approfondire la complessità della realtà in cui viviamo e destinata a lasciare il segno, non solo nel milieu mantovano. E’ un mondo al quale mi accosto con l’entusiasmo di chi lo sente suo, e spero di poter collaborare ancora.
Corrado Rojac - fisarmonicista e compositore tra i più apprezzati a livello nazionale
• Sono convinto che la manifestazione “Eterotopie, altri luoghi” segna un momento importante dei percorsi culturali musicali all’interno della programmazione artistica di Mantova e non solo. La manifestazione si intreccia soprattutto con proposte di programmi che guardano al passato ma soprattutto offre intelligentemente una panoramica ampia sui nuovi linguaggi musicali.
Stefano Giavazzi - pianista, vice direttore Conservatorio “L. Campiani” di Mantova
• Eterotopie – altri luoghi è una rassegna che annualmente ci propone tematiche contemporanee di grande interesse con protagonisti della scena artistica di livello internazionale. Anche nell’ambito di intervento della musica, la danza, l’arte nei diversi linguaggi e soprattutto la commistione tra le differenti discipline è quanto di cui più necessitiamo per la comprensione delle dinamiche attuali. Ritengo quindi che il gruppo Diabolus in Musica si una presenza molto importante per la città di Mantova, certamente carente nelle esperienze del presente.
Massimo Ghisi - Presidente “Disegno”, Associazione per le arti contemporanee
• Eterotopie ha operato in questi anni con tanta energia e tanta qualità da farci illudere che potesse non esistere più distinzione sostanziale tra etica ed estetica. Sostenerne l'attività è dunque un atto intrinsecamente etico.
Giorgio Signoretti - professore e musicista jazz
• Guardare ciò che accade attorno a noi, in campo artistico, è un dovere e un’opportunità. Significa credere ancora che si possa tradurre la vita in una testimonianza duratura. L’associazione diabolus in musica esplora le visioni della modernità con il desiderio di rivelare qualcosa di ignoto, di singolare, di inaspettato, e fors’anche di discutibile, nel miglior senso del termine. Il “valore”, in questi casi, è un concetto tutto da verificare, ma non è il punto focale. Esistono conoscenze, esperienze che non siano costate fatica? No. Mantova ha sempre sofferto, negli ultimi decenni, una certa disinformazione sulla musica contemporanea, dialogante o meno con le altre arti. Eterotopie ha ricordato a tutte le persone curiose e pensanti, quel che mancava, e quel che non andrebbe di nuovo smarrito. Perché la civiltà dell’ascolto si costruisce giorno per giorno, aperti sul mondo.
Andrea Zaniboni - critico musicale, direttore di “Musicalmente” e docente presso il Conservatorio “Marenzio” di Brescia
• Suono danza parola video e..., io aggiungo, arte. Sì, penso che queste siano le chiavi più semplici per spiegare l’essenza di Eterotopie che danno il segno di quanto questa iniziativa stia entrando a far parte della nostra voglia di conoscenza della contemporaneità nelle sue più svariate declinazioni artistiche . Per pochi ancora , ma che si sta avvicinando a molti, forse meglio del battello di Foucault, un “ transatlantico” ci porta in questi altri spazi non di contaminazione ma di sovrapposizione tra arte e arte, di conoscenza altra, della forma sopra il contenuto, dai silenzi assordanti di Cage all’universo simbolico e poliedrico di Greenaway, luoghi in cui ogni espressione mantiene la sua unicità pur concedendosi alle altre. Eterotopie per me è un po’ questo: un luogo noto e diverso,spesso sconosciuto, a cui ci si avvicina con curiosità e sospetto, ma splendidamente aperto a tutte le suggestioni e a tutte le interpretazioni, luogo di conoscenza e di stupore, non facile ma vivo.
Susanna Sassi - Comune di Mantova
• Quando ci si accosta agli eventi del Festival Eterotopie, è molto forte ed immediato il coinvolgimento in uno scenario dove la musica non è una protagonista dispotica, e dove l'interazione e la coabitazione fra le varie arti non subisce forzature, ma spesso si risolve e si esalta con legàmi e suggestioni piacevolmente inaspettate. Se ci soffermiamo sui tratti salienti del Festival, a impressionarci positivamente sono innanzitutto le scelte musicali : azzeccate, originali, veramente utili anche a livello "divulgativo". Gli eventi collaterali sono sempre stimolanti, e propongono spesso spunti per nuove valutazioni e nuovi approcci. Questo fatto contribuisce ad esaltare una delle caratteristiche più rilevanti del Festival,vale a dire il fatto che anche idee apparentemente distanti fra loro, e tipologie di esibizione e di performance di natura anche differente, trovino una loro compattezza ed una loro armonia ben salda e coesa all'interno del palinsesto. La profondità e l'oculatezza delle scelte è anche premiata dalla suggestione delle "locations",che invitano e accolgono senza ritrosìe, segnando di volta in volta il loro impianto "classico" con nuove aperture all'improvvisazione e alla ricerca musicale e teatrale. Il programma, di norma, ha il pregio di non essere sovrabbondante, e di conseguenza consente una comprensione più meditata. "Transatlantico", ha la rara qualità di non deludere mai il lettore, sia per la competenza delle firme, sia per l'interesse vero, reale, immediato che suscitano i temi proposti, a partire dall'editoriale, sempre convincente, ben scritto, capace veramente di indirizzare al tema del numero e nel contempo di ipotizzare canovacci, suggerire motivi di riflessione, incuriosire e spronare chi vi si affida per entrare nel vivo della pubblicazione.
Stefano Gueresi - pianista e compositore
I programmi delle vostre attività dimostrano sempre una grande curiosità culturale, oltre alla capacità di mettere in relazione artisti apparentemente distanti.
Alessandro della Casa - Cinema del Carbone
• Sostengo Eterotopie perché nella vita ho bisogno di trovare nuove vie e spiegazioni. La ricerca solitaria è difficile ed è necessario affidarsi a chi sa selezionare la qualità, con attenzione e senso. Il festival Eterotopie offre l’opportunità di conoscere altri luoghi del sapere e dell’arte, inusitati legami ed anche il “fastidio” dell’incomprensibilità: è una meravigliosa occasione per sperimentare la complessità del mondo e per esercitarsi alla disponibilità al diverso.
Dott.ssa Lucia Salemi - avvocato della Provincia di Mantova
• Penso che il festival Eterotopie, la rivista Transatlantico e tutte le attività culturali ad essi correlate siano un segno ed un elemento di novità, originalità ed approfondimento musicale nel panorama mantovano e non solo. La forza delle proposte musicali consiste nel portare a conoscenza del pubblico le espressioni più recenti e significative dei compositori contemporanei in un contesto scientifico coerente e serio, garantito dalla competenza in materia dei suoi organizzatori e animatori.
Dott. Diego Furgeri - Museo Diocesano
• L'attività che Diabolus in Musica promuove rappresenta uno dei pochi sguardi all'arte contemporanea presenti nella nostra provincia. Mi rendo conto, anche per il mestiere che svolgo, che in periodo di ristrettezze risulti difficile sostenere la diffusione della cultura: soprattutto quella contemporanea che non dà una gratificazione immediata ma che impegna l'ascoltatore alla ricerca. Ma proprio nei momenti di crisi bisogna sforzarsi nella ricerca di nuovi percorsi, in modi nuovi di affrontare anche questioni di sempre.
Dott. Antonio Guidi - dottore commercialista
• Durante il festival Eterotopie, Palazzo Te acquista vita nuova con atmosfere rarefatte e installazioni che arricchiscono e ne valorizzano l'evento in tutte le sue forme. Lodevolissime le iniziative dell'Associazione Diabolus In Musica, come il trimestrale Transatlantico e l'Accademia di Musica di Mantova dando un’ opportunità nuova all'approccio dello studio della musica classica e contemporanea, io stesso continuerò i miei studi in questa accademia.
Massimo Pirotti - Associazione "Ensemble 01" - Modern Music Institute Mantova
• Il festival Eterotopie ha ampiamente dimostrato in questi anni come si ancora possibile portare ad un vasto pubblico le più interessanti ed innovative idee della contemporaneità musicale ed artistica in generale.
Massimo Minotti - RT Studio
• Ho partecipato volentieri sia come esecutore, sia come spettatore ad Eterotopie, e spero di poter collaborare in futuro; magari in veste di fisico, perché questo festival ha una vocazione veramente interdisciplinare. So bene che l'arte contemporanea, la musica che non sia quella di consumo, ma più in generale la cultura, la ricerca scientifica pura, tutto ciò che non produce profitto immediato ma che è un investimento lungimirante per la qualità della vita degli individui e delle società, e anche per l'economia, è sempre più sacrificata. In un paese in cui già le grandi istituzioni culturali arrancano, le piccole realtà che propongono alternative sono al lumicino; spesso perché l'alternativa è un percorso difficile, che le istituzioni faticano a comprendere. Ma è proprio questa costellazione di progetti indipendenti che deve essere supportato, perché è da lì che verrà la cultura del prossimo secolo, i nuovi capolavori, i nuovi paradigmi; e non soltanto dalla restaurazione e conservazione di un patrimonio che sempre meno persone sanno apprezzare. Mi dispiace apprendere che le vostre iniziative sono in sofferenza. Spero riusciate a mettervi in sesto.
Matteo Polettini - fisico e musicista
• Trovo veramente molto stimolante l'iniziativa e mi auguro possa continuare a lungo!
Enrico Trazzi - studente di filosofia
• Fin dagli esordi seguo con fervido interesse le proposte culturali dell' Associazione Diabolus in Musica che, nel 2004, si presentò al pubblico con gli "Incontri internazionali di interpretazione", palesando fin dai primissimi eventi un' inusuale ricchezza e ricercatezza di contenuti artistici, tale da guadagnarsi in poche edizioni non solo un vasto consenso di pubblico ma soprattutto la fiducia e il sostegno delle principali istituzione locali. Per arricchirmi di una preziosa esperienza e per dare il mio piccolo contributo alla promozione ed alla diffusione della cultura, ho deciso, da un paio di anni, di collaborare attivamente alla realizzazione del festival. Ho potuto così constatare personalmente le difficoltà legate alla reperibilità dei fondi con le quali la direzione artistica deve quotidianamente misurarsi e che inevitabilmente costringono ad operare mutilazioni ad idee e progetti. In questo clima di recessione in cui versa l'economia globale, sembrano destinate a sopravvivere solo quelle realtà ormai da tempo consolidate nelle programmazioni culturali cittadine e forse meglio innervate nel tessuto politico locale. Un meritato plauso va quindi rivolto all' Associazione Diabolus in Musica che, eludendo le oggettive difficoltà, puntualmente investe preziose energie e risorse al fine di concretizzare la possibilità per tutti noi di volgere uno sguardo sull'Arte del nostro tempo, rendendoci così consapevoli partecipi di quella contemporaneità che gia è Storia.
Monica Fava - pianista amatoriale
• Credo che il Festival abbia raggiunto ormai un livello di qualità tale che si possa ritenere un punto di riferimento importante per gli artisti delle varie discipline (musica, teatro, installazione, danza, video, ecc...), sia mantovani, che nazionali e stranieri. Insomma, credo che Eterotopie sia divenuto un ottimo laboratorio tra menti creative, e soprattutto un luogo concreto dove potersi confrontare con personalità di spicco nel panorama della cultura internazionale. Penso sia una grande possibilità per Mantova e finalmente uno spazio dove poter creare liberamente nella nostra città.
Paolo Cavinato - artista
• Eterotopie è un'occasione più unica che rara per la città di Mantova di assaporare forme di avanguardia, forme che sono solo parzialmente musica, ma anche figure concrete, linee di rumore, astrazioni esistenziali, la contemporaneità nel suo stato più puro.
Enrica Provasi - Teatro Donna - Arci Mantova - Zerobeat
• Fare musica, offrire alla cittadinanza una stagione come "Eterotopie" anche in questa aridità di mezzi è sicuramente un merito che nessuno può togliere. In più, la continuità di un progetto che cammina nel tempo con i suoi fruitori e che li obbliga a confrontarsi con la controversa dimensione del "contemporaneo" e delle sue mille anime merita di resistere ad oltranza, resistere dialogando con quello spicchio di contemporaneo già filtrato e digerito; provocare e giocare di rimessa; azzardare e smussare gli angoli. Il mio auspicio, ripeto, da amica e da innamorata della musica come inno alla bellezza e come spazio di incontro e di confronto, è che questi "altri luoghi" diventino sempre più i "nostri luoghi", i luoghi di una mappa che si sposta con il viaggio ma che non smette di appartenerci. Come diceva Bateson, che "la mappa arrivi per una volta a coincidere con il territorio".
Elide Bergamaschi - pianista e giornalista
• In ebraico, ciò che noi chiamiamo "la Scrittura", si dice miqra, che significa in realtà lettura, in quanto è la voce ad operare senso in quello scritto che, nel silenzio, non troverebbe alcuna sacralità. Non si parla mai nel vuoto, neppure se onnipotenti, perché dare voce a qualcosa è in un qualche modo dargli esistenza. Così Eterotopie cerca di dare voce al contemporaneo, nel senso di dargli un luogo, che non è solo Palazzo Te - spazio fisico e consapevole di passato - ma anche Transatlantico, luogo di parole fatto di differenze d’accenti, che sono prospettive diverse, per leggere in modo diverso e di musica e di filosofia e di arte. È anche, e forse prima di tutto, un luogo di possibilità, che rivendica il suo essere condizione necessaria per dar voce al contemporaneo, nel quale noi stessi ci troviamo a dover parlare.
Paolo Vanini - studente di filosofia
• Eterotopie, altri luoghi, qualche giorno in cui il percorso del festival di 'diabolus in musica' guida al confronto e all'approfondimento con il contemporaneo. A Mantova, per eterogeneità e spessore artistico della proposta, non ricordo sia mai successo qualcosa del genere. Personalmente ho sempre mal sopportato la formalità e la liturgia che spesso accompagna l'assistere ad eventi, 'classici' o 'contemporanei' che siano. Così come pure fatico ad approcciarmi a tutte le esibizioni che chiedono la presenza umana al centro della performance ...Più di una volta (mi 'comprendano' danzatori e danzatrici) ho trovato altrettanto interessante osservare la parte immobile dello spettacolo: le figure del pubblico in penombra, sopratutto quelli delle prime file, seduti immobili come manichini, con gli occhi sbarrati, quasi 'spaventati' dagli artisti che a due passi da loro, saltano e cadono contorcendosi.... Così come, a volte, il singolo musicista nel proprio impegno fisico ed emotivo crea situazioni talmente coinvolgenti che...verrebbe quasi da prestargli soccorso! ...Scherzi a parte, Eterotopie mi ha reso 'digeribile' tutto questo grazie anche all'aria, tutt'altro che solenne e ingessata, respirabile tra gli artisti, l'organizzazione e il pubblico. Pubblico di 'addetti ai lavori', di conoscitori, di curiosi e di poca 'mondanità'. Io sto con i curiosi. E quella curiosità che mi ha spesso spinto in altri luoghi, stavolta per quei tre-quattro giorni di fine estate, da qualche anno mi muove in viaggio, fermo a Mantova.
Nicola Lamborghini - coordinatore spazio sociale La Boje
• Eterotopie è lo spazio sottile della profondità, topografia complessa delle nostre connessioni. Nel luogo altro di Eterotopie le arti e le esperienze, le emozioni e gli eventi, le parole, i gesti e i suoni si condensano e si sovrappongono nel modo imperfetto e aperto che rende possibile il divenire. Realtà e sogno comunicano finalmente, riflessi nello specchio sospeso dei suoi giorni.
Paola Pradella - graphic designer
• Il festival Eterotopie ha portato a Mantova concerti, spettacoli di danza, sonorizzazioni, conferenze, performance di arte contemporanea estremamente affascinanti. E' stato un gruppo di artisti coraggiosi e volonterosi ad organizzare nella prestigiosa cornice di Palazzo Te un’iniziativa che si è rivelata anno dopo anno un valido richiamo di pubblico, per lo più giovanile, attratto dalla nutrita proposta culturale. In un'epoca in cui è facile stordirsi di mode, annegare la coscienza critica in ripetitivi ritornelli, luoghi comuni e prevedibili gare canore, credo ci sia bisogno di proposte culturali di qualità, colte. In un momento difficile come il nostro, nel quale il discorso poetico, musicale, artistico è soffocato da atteggiamenti di passiva fruizione di vuoti messaggi televisivi, spericolati azzardi economici, losche ricerche con l'auto blu di replicanti a pagamento, credo che la vera sfida per i giovani sia di ritrovare nell'esperienza intellettuale, nel focolare del pensiero consapevole, il luogo dove poter essere finalmente originali, dove trovare un radicalismo coraggioso. Tornare a fare appello alla propria intelligenza ed elevarsi credo sia per i giovani di oggi l'unica trasgressione possibile. Per loro, e non solo per loro, tra le proposte qualitativamente valide, c'è bisogno di arte, danza e musica contemporanea, linguaggio ironico dalla grammatica provocatoria e talvolta irritante del nostro tempo a cui ci si accosta per desiderio di esperienza del pensiero, esercizio culturale, stimolo alla conoscenza. Il Festival Eterotopie risponde a questa necessità e merita tutto il sostegno possibile delle istituzioni affinché possa essere realizzato ogni anno e mettendo radice nella città possa crescere e ed espandersi in una spirale di condivisione e nuovi stimoli per il futuro.
Roberta Raineri - docente di Lingua Inglese
• La pazienza di tessere relazioni fra artisti e spettatori, fra competenza e curiosità, fra nuovo e conosciuto, senza rincorrere la facilità del primo applauso, senza voler calcare il palco della fama a caro prezzo, ha premiato l’opera di cesello profusa in “Eterotopie, altri luoghi” dall’associazione Diabolus in musica che ha aperto un varco culturale, attraverso il quale, molti volenti e pochi nolenti, potremo passare tutti convinti, per approdare ad altri luoghi inesplorati della contemporaneità.
Enrico Alberini - aggregatore culturale - Associarti
• Un grande poeta sosteneva che “la vita è l’arte di un incontro”. Credo fermamente che l’arte, fatto intimo e personale, sia anche un mezzo per rintracciare l’altro e quindi conduca sempre a un percorso di crescita collettiva. Ciò rimanda a una precisa responsabilità sociale (Politica?) che ogni artista e ogni manifestazione culturale portano in dote. In Eterotopie ho incontrato energie giovani, appassionate, aperte, delle quali abbiamo bisogno per immaginare un futuro diverso.
Daniele Goldoni - cantautore e ideatore di Rintracciarti
• Per la qualità e la rara audacia della proposta, e per la straordinaria fertilità del dialogo tra i linguaggi dell'arte contemporanea e la cornice di Palazzo Te - che arricchisce di nuovi e insospettati significati contenuto e contenitore -, la felice esperienza del Festival Eterotopie altri luoghi va decisamente sostenuta e rafforzata.
Ton Vilalta - coordinatore progetto Lab.Com
• L’Associazione Diabolus in Musica in questi anni di attività ha dimostrato che può esistere un’arte non divisa per scompartimenti stagni ma fatta di linguaggi comunicativi che si intrecciano e nutrono a vicenda, lontano dall’autoreferenzialità. La speranza è che questo prezioso intento possa concretamente continuare consentendo alla nostra città di conoscere originali e insoliti squarci di cultura, grazie al Festival Eterotopie e ad altre iniziative collaterali promosse dall’associazione stessa. Un grazie di cuore per ciò che è stato fatto finora con grande passione e professionalità!
Sara Bellingeri - giornalista e scrittrice
• Eterotopie, altri luoghi. E' per me un appuntamento irrinunciabile ed affascinante. Dalla sua prima edizione ha sempre più preso corpo ed un’identità improntata alla ricerca, alla scoperta, all'apertura verso spazi e luoghi. Ogni incontro è una nuova proposta, spesso una contaminazione di linguaggi, spesso ardita, talvolta all'interno di canoni più classici, ma mai ovvia. Palazzo Te è il suo ambiente naturale, di per sé meraviglioso e ricco. La bella iniziativa di Transatlantico prosegue il discorso senza interruzioni durante tutto l'anno, uno strumento necessario a mantenere Eterotopie una officina permanente. Da una piccola rassegna di musica e danza, come era iniziata, è diventata per me, che ne sono semplice fruitore, un atteggiamento, una disposizione mentale che porto con me.
Claudio Passilongo - professore di Matematica – Liceo Classico “Virgilio”
• Translatantico racconta storie, sa di carta, al tatto è ruvido e di colori tenui. E' gratis, e nonostante la crisi riesce pure ad essere ricco. Credo sia un'esigenza comune di chi si occupa, anche se in modi diversi di cultura, occuparsi di giovani e comunicazione, e la vostra associazione ha la possibilità e soprattutto le capacità per essere presente sul territorio in maniera propositiva e stimolante. Transalatantico, Eterotopie e Diabolus hanno un comune obiettivo che è quello di rompere, spiazzare e muovere.
Alice Bombana - danzatrice
• Risvegliare la magia di Palazzo Te: le atmosfere lacustri, lo scintillio dell’acqua che si riflette dalle peschiere sui graticci della Loggia, l’intensità delle immagini, i chiaroscuri dei marmi, i trionfi, la vita vissuta, i piaceri, l’ozio e la storia. Persino le voci, i suoni, gli odori forti dell’antico palazzo e dello storico giardino. Saper riportare alle luce l’originario incanto è già di per sé un’arte sottile e irrinunciabile: Eterotopie la sa rendere speciale con la sua modernità fatta di suoni, di passioni e movimenti che danno vita ad una nuova, inimitabile creatura.
Paola Somenzi - Comune di Mantova
• importante e significativo il vostro progetto culturale? molto molto di più. Chi come me si occupa, e da molti anni, di contemporaneo e nello specifico di arte conosce le difficoltà quotidiane dell’agire in questi spazi. Se difficile è operare nell’ambito delle istituzioni, sono certa che chi come voi lavora nelle associazioni culturali, trova abitualmente ostacoli più contorti ed intricati. Ancor più in questo periodo che definire difficile è eufemistico. Operiamo in condizioni devastanti e non solo per mancanza di fondi. Per questo apprezzo in modo particolare il lavoro svolto da voi, veramente esemplare e non solo per il nostro territorio. Mi pongo spesso una domanda “Che cosa intendo io per cultura?” Ogni volta immetto passaggi e considerazioni diverse; tra le mille risposte certamente sottolineo la necessità di attenzione ed interesse continuo a tutte le forme dell’essere, nella ricerca di una visione “altra”del mondo e sensibilizzare chi vive attorno a me in questa direzione. E ogni volta, come fa la vostra associazione, ogni volta occorre ritrovare energia, innovazione, inventiva. Ma che cos'è, in fondo, l'arte contemporanea se non il credere al cambiamento come necessità, all'arte come anticipazione del mondo che verrà?".
Irene Nicolis - Direttrice Biblioteca di Suzzara



